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A
chi mi chiederà del Cammino di Santiago non risponderò
descrivendo il giorno della partenza, le tappe, i monumenti.
A chi mi chiederà del bagaglio da portare, dirò che si deve
partire con un carico minimo ma che è necessario tener conto
che potrebbe via via aumentare, raddoppiare, riempirsi di tutto
ciò che si vive durante la strada.
Parlo
della capacità di sopportazione, il coraggio di andare avanti
anche se stanchi e dolenti, cose in noi sopite, ma che la strada
ti fa tirar fuori. Essere pronti a dire addio a cose che
ci siamo portati dietro che sono solo un'inutile zavorra:
intolleranza, sfiducia nelle proprie capacità, e negli altri,
orgoglio, competitività.
A
chi mi chiederà un incoraggiamento, non dirò nulla, perchè
questo viaggio non incomincia a Saint Jean Pied de Port o
Roncesvalles, ma molto prima e dentro di noi.
A chi mi chiederà consigli ne darò solo due: quello di partire
e di percorrere la strada da soli e quello di avere a
disposizione tutto il tempo che si vuole.
Parlerò
volentieri del silenzio che avvolge i boschi dei Pirenei e della
Galizia. I verdi pascoli, le distese di grano della Navarra, i
dolci vigneti de La Rioja.
Il
silenzio che ti cammina accanto lungo le assolate piane della Mesetas
e i rettilinei vuoti ed infiniti, costeggiati da filari di
pioppi che si dondolano pigramente al vento.In quel momento
intuisci che il silenzio è davvero ciò che di più bello sia
stato creato da Dio e, se il vento lo spezza, sei certo che
quella sia la Sua Voce.
A
chi mi chiederà del Cammino, paradossalmente parlerò del
ritorno,quando tutto ciò che ti circonda appare opaco e privo
di colori, quando le gambe non vogliono sapere di stare ferme;
gli dirò che l'aria di casa è come se avesse perduto il suo
profumo e quando cammini continui a guardarti intorno, cercando
gli altri con i loro zaini e i bastoni....ma non vedi più
nessuno.
A
chi infine, mi chiederà cosa ho scoperto, racconterò che la
vista dell'oceano dal faro di Finisterre mi ha fatto capire
d'essere solo all'inizio e non alla fine del mio percorso, che
quella distesa infinita è stata per me un invito ad andare
ancora avanti, "oltre" ma per strade diverse,
tutte interiori.
"Strade che solo l'anima conosce."
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